Oggi Franciacorta Blog si spinge agli estremi confini orientali della Franciacorta: meta dell’escursione virtuale di oggi è infatti Rodengo Saiano. Per chi non lo sapesse, Rodengo, ben prima di essere la gloriosa sede dell’Outlet Franciacorta, è stata, ed è tuttora il paese dove sorge l’abbazia olivetana, uno dei più maestosi e ricchi, dal punto di vista artistico, complessi religiosi del nord Italia.
Fondata dai monaci cluniacensi prima del 1050, l’abbazia venne edificata su un importante quadrivio romano che portava a Brescia, e serviva da punto di alloggio e ristoro per i pellegrini in viaggio verso Roma. Nel 1446 la primitiva abbazia fu consegnata all’Ordine Benedettino Olivetano di Monte Oliveto Maggiore (Siena), con l’obiettivo di consolidare la fede nella zona e avere una più forte influenza sul territorio. I monaci iniziarono subito la costruzione dei primi due chiostri, l’ampliamento della chiesa e, contemporaneamente, si dedicarono alla bonifica dei territori circostanti, di proprietà dell’abbazia, costituendo aziende agricole molto efficienti di cui rimane una vasta testimonianza pregevole anche dal punto di vista artistico. Fra il ’500 ed il ’600 operarono nel monastero, secondo le antiche usanze benedettine, i massimi esponenti artistici del Bresciano, tra i quali Foppa, Romanino, Moretto, Gambara e Cossali, mentre in epoche successive vi lavorarono il pittore cremasco Barbelli ed i pittori dell’area milanese Sassi, Castellini e Lecchi, dei quali sono visibili numerose opere all’interno della chiesa. Pregevoli opere in ceramica (chiostro maggiore), lignee (coro a tarsie datato 1480 conservato nella chiesa), marmoree (stemmi ed emblemi dell’Ordine) oltre che monumentali ed architettoniche fanno del complesso monastico l’edificio religioso più significativo della provincia.
Con l’avvento napoleonico l’abbazia, abbandonata e divenuta sede di una fattoria, iniziò il suo lento declino; bisognerà attendere l’intervento del Papa bresciano Paolo VI, richiesto dalla popolazione sia locale che di tutta la provincia, per far tornare, nel 1969, i monaci olivetani, che da allora si dedicano, con il sostegno della Sovrintendenza ai monumenti di Brescia e di numerose associazioni, al recupero del complesso sia dal punto di vista architettonico che religioso.
L’abbazia è composta da un corpo centrale costituito da tre chiostri, con la chiesa di S. Nicola lungo il fianco di uno di essi, e da una serie di rustici che circondano tutto il complesso; antistante il vecchio accesso monumentale vi è un vasto brolo cintato.
Nella sagrestia si possono ammirare gli splendidi affreschi del Romanino (Madonna con i Santi Benedetto e Nicola e Gesù e la Samaritana al pozzo) mentre la volta è completamente ricoperta da un ciclo di affreschi seicenteschi e racchiude in undici lunette gli episodi della vita di S. Benedetto.
Molto interessante l’aula capitolare, con pitture di Pietro da Marone, contenente tombe sepolcrali marmoree di due monaci. Nell’antirefettorio vi sono affreschi di Lattanzio Gambara, datati 1570, su temi dell’Apocalisse ed episodi del Vecchio Testamento, recentemente restaurati.
Il refettorio venne sopraelevato nel 1600, per cui si sono persi i dipinti più antichi, ad eccezione della Crocifissione del Foppa, conservatasi sulla parete di fondo. Sono invece ben visibili le decorazioni seicentesche di T. Sardini e G. Cossali.
Nel refettorio degli ospiti si possono vedere le copie di due importanti Cene del Romanino, i cui affreschi originali sono stati trasportati nella Pinacoteca di Brescia, mentre rimangono ben conservati affreschi del pittore bresciano rappresentanti una Madonna, una singolare Piattiera e stemmi dell’Ordine.




