Premetto subito che scrivere su questa cantina per me non è stato per nulla semplice, perché su Ca’ del Bosco praticamente si è già detto di tutto e di più.
Perciò, cercherò di far sognare, con la mia descrizione, quelle persone che non hanno avuto ancora l’opportunità di visitare questo posto spettacolare.
Ca’ del Bosco, è un percorso tra arte, natura ed altissima tecnologia.
Ho sempre sentito vociferare su questa cantina, ma mai mi sarei aspettata di trovarmi di fronte ad uno scenario simile.
Il possente cancello di bronzo che ci accoglie all’ingresso, è una meravigliosa scultura di Arnaldo Pomodoro “L’inno al sole”, struttura circolare di 5 mq di diametro che si apre in due semicerchi di 2 quintali ciascuno, irta di punte, racchiusa in un gioco di siepi. Cancello d’entrata che anticipa l’inizio di un percorso alla scoperta di un mondo ricco di fascino e straordinarie emozioni.
Poi percorriamo un viale, che ci sembra infinito, per raggiungere la nostra meta: la cantina, circondati da ettari di vigneti, per la precisione 150 ettari totali, collocati tutti all’interno della Franciacorta in otto comuni differenti (Erbusco, Adro, Cazzago S.M, Iseo, Paderno, Passirano, Provaglio d’Iseo, Cortefranca). Poiché la Franciacorta ha caratteristiche microclimatiche e zonali molto diverse, le uve provenienti dai vari vigneti sono tenute separate in fase di vinificazione. Successivamente ci ritroviamo immersi in un enorme parco naturale, con opere d’arte sorprendenti collocate nel paesaggio, dimostrando l’indissolubile legame fra vino e cultura, come “Eroi di Luce” di Igor Mitoraj.

“Codice genetico” di Rabarama

Sala d'attesa
Ancora “shockati” da questo luogo da favola, entriamo negli uffici e capiamo subito che lo spettacolo è solo al suo inizio: d’innanzi a noi c’è un’altra opera d’arte “Codice genetico” di Rabarama.
Veniamo gentilmente accompagnati nella sala di ricevimento e di degustazione, una stanza a travi di legno con enormi vetrate che ci consentono di continuare ad ammirare il panorama esterno.
Dopo qualche minuto d’attesa, giusto il tempo di curiosare qua e là, arrivano le nostre due accompagnatrici: Cinzia Migliardi e la responsabile Pubbliche relazioni Anna Caprini, che iniziano a farci visitare la cantina fornendoci utili informazioni sulla storia di Ca’ del Bosco.
C’era una volta, tanto tempo fa (1965), nel cuore della Franciacorta, una grande casa nel bosco, dove viveva una donna Annamaria Clementi, madre di un giovane fanciullo, Maurizio Zanella, qui il giovane s’innamorò della campagna e della viticoltura e la bella favola ebbe inizio.
Nel 1971, all’età di soli 16 anni, Maurizio Zanella, dopo aver intrapreso un viaggio in Francia, dove rimase folgorato dalla via della Borgogna e dello Champagne, ebbe un’ illuminazione: tornato a casa progettò un vigneto di 10.000 ceppi per ettaro (fu una cosa rivoluzionaria per la zona). Appena maggiorenne, nel 1985, realizzò la prima cantina a 11 m di profondità come aveva visto in Francia e chiamò a lavorare con sé, nel 1979, lo chef André Dubois, maestro cantiniere di Empernay.
Un’altra tappa storica fu l’arrivo in azienda di un enologo americano, che percorse per un tratto la strada con Dubois dal 1985 al 1988. Si tratta di Brian Larky, laureato all’Università di Davis in California. Fu una fase importante per l’azienda, caratterizzata dalla grande capacità di Zanella nel riuscire a mediare tra due scuole enologiche completamente all’opposto, tra tradizione e sperimentazione, cercando di assorbire, ovviamente, il meglio da entrambe.

Cantina

Assaggi e test

Imbottigliamento
Dal 1986 l’enologo di Ca’ del Bosco fu Stefano Capelli, diplomato all’Istituto di Conegliano. Dal 1990 ebbe la completa giurisdizione sulla cantina. Grazie a lui sono stati messi a punto sistemi innovativi di lavorazione e sono state costruite attrezzature con brevetto esclusivo.
Zanella infatti, ha scelto di mettere la più avanzata tecnologia al servizio dell’uva.
I trattamenti sul vino sono ridotti al minimo: l’uva viene messa in piccole cassette forate, viene poi classificata secondo il vigneto di provenienza e successivamente raffreddata nelle apposite celle. L’uva viaggia su un nastro a velocità elevate, e se la qualità non è ai massimi livelli, il computer fa rallentare la corsa del nastro per consentire l’eliminazione delle impurità.
E per finire avviene la pigiatura, l’uva cade in presse pneumatiche passando nei tini per caduta, utilizzando quindi la gravità naturale (due ascensori trasportano i vini lungo i quattro piani della cantina). Questo procedimento serve a non sbattere la materia prima evitando così, la creazione di ossigeno, mantenendo il prodotto buono. Il lavoro viene effettuato 24 h su 24 per pressare entro le 24 ore dalla raccolta. Inoltre i tappi vengono controllati ad uno ad uno da un lettore ottico, garantendo in ogni bottiglia vini più salubri e longevi.
Nella zona di affinamento, ci sono pareti a vista e uno speciale sistema di nebulizzazione di vapore acqueo per mantenere costante il livello di umidità necessario al corretto affinamento del vino nel legno, esclusivamente made in France.

“Il tempo sospeso” di Stefano Bombardieri

Cantina
All’interno della cantina, è presente un’altra grande opera artistica “Il tempo sospeso” di Stefano Bombardieri. Si tratta di un rinoceronte appeso al soffitto, di primo impatto può sembrare alquanto bizzarro, cosa centra un rinoceronte con il vino?
Questo animale in realtà, nasconde un significato più profondo è una vera e
propria metafora dell’azienda, infatti, il rinoceronte è un mammifero di grandi dimensioni, possente, ma allo stesso tempo può raggiungere grandi velocità.

La cupola

Botti in cantina

Cantina
Queste sono le caratteristiche che lo accomunano con Ca’ del Bosco: grande azienda, “impero” del vino, ma contemporaneamente al passo con i tempi, veloce per il suo continuo sviluppo e progresso.
Ca’ del Bosco è quindi un magico teatro in cui la natura celebra l’arte.
Terminato il cammino nel “Bosco” degustiamo felicemente il loro vino accompagnato dalle classiche “lingue di suocera”.

FranciacortaBLOG al completo da Ca' del Bosco
Vorrei concludere questo viaggio con una frase per me molto poetica e soprattutto rappresentativa della filosofia di quest’azienda, detta dal padrone di casa Maurizio Zanella:
“Ca’ del Bosco è un luogo dove l’arte e la perfezione del vino si uniscono e si fondono con la scultura e l’armonia del paesaggio. Proprio come la scultura, il vino per me è un prodotto tridimensionale che coinvolge vista, olfatto e bocca, tre dimensioni che, come l’Inno al Sole di Arnaldo Pomodoro, rappresentano l’energia di Ca’ del Bosco nel rimanere noi stessi per continuare a crescere”.






Sicuramente la più bella e spettacolare cantina della Franciacorta e credo anche d’Italia.
Non so se d’Italia, (non avendole viste tutte) ma sicuramente molto bella e suggestiva.
In 15 anni di girovagare per cantine; in centro e nord Italia e un pò di Francia, nessuna cantina vista mi ha entusiasmato ed emozionato come Ca del Bosco. Con il dovuto rispetto e considerazioni è come trovarsi dentro alla Cappella Sistina del vino. Complimenti.. la vista, l’olfatto ed il gusto sono ampliamente esaltanti ed emozionanti. Grazie di tutto.