Se n’è andato a 87 anni, il primo maggio, Ivan Guerrini, storico anarchico bresciano, protagonista indiscusso di tante battaglie dal dopoguerra ad oggi. È morto alla clinica Richiedei di Gussago, dov’ era ricoverato da febbraio, dopo essere stato colpito da una broncopolmonite, gli era stata inoltre diagnosticata una mielodisplasia, poi risultata fatale.
Dopo la Liberazione cominciò a frequentare a Campo Fiera il calzolaio antifascista Ettore Bonometti; con lui, il 26 settembre 1945, Guerrini fu il fautore della ricostituzione del Gruppo anarchico bresciano. L’anno seguente incontrò l’allora ministro della giustizia Palmiro Togliatti per chiedere e ottenere la scarcerazione di Giuseppe Mariani, condannato all’ergastolo per la bomba al Teatro Diana di Milano nel ’21. Celebri per tutto il decennio successivo le sue conferenze al salone Pietro da Cemmo a Brescia, messe a punto in osterie gestite da simpatizzanti, prima in via Trieste poi in vicolo Disciplina, poi alla trattoria Botticino di via Cattaneo, poi ancora al bar dell’Anpi in piazza Loggia e al Banco d’assaggio di via Milano.
A partire dai primi anni ‘60 assunse un ruolo di primo piano al livello nazionale nel movimento, fondando a Pisa i Gia (Gruppi di iniziativa anarchica) e poi con la creazione a Carrara del periodico Seme anarchico, tuttora in vita. Nel tempo libero dal proprio lavoro nell’amministrazione postale si recava quasi quotidianamente alle sedi del gruppo anarchico Ettore Bonometti – dapprima in via Scalvini, poi in contrada Cavalletto e infine in un locale di 12 mq in via Milano 11, concesso nell”81 dal Comune in comodato d’uso gratuito – conversando con gli studenti, i lavoratori e i cittadini interessati.
Costantemente sorvegliato dalle forze dell’ordine, Guerrini commentò ciò dicendo: “Dopo le stragi di Milano e Brescia la polizia è venuta a controllare il mio alibi. E’ una storia vecchia: molte persone disprezzano gli anarchici perché ignorano la loro filosofia e credono che abbiano lo scopo di uccidere re e presidenti. Nel nostro programma non esiste l’omicidio: gli anarchici proclamano l’inviolabilità della vita. Aspirano a una società senza sfruttamento, senza classi, senza mistificatori, senza burocrati. Non è un’ utopia, ma una tendenza naturale che si sviluppa nella critica delle organizzazioni gerarchiche e delle strutture piramidali”.
Guerrini ha dedicato la vita all’emancipazione della povera gente, contro re e tiranni di ogni risma e colore, “suprema spregevole malformazione dell’umanità”, come li definiva nelle diverse opere letterarie (Almanacco di effemeridi, Trittico di poesie, Tomaso, Commentario popolare e la recentissima raccolta di versi Rimembranze uscita nel 2010) pubblicate nel corso di cinque decenni da questo colto, orgoglioso ed instancabile propugnatore del sapere come arma nobile e incruenta di liberazione.




