DIALETTO SI, DIALETTO NO

Postato da Roby il 23 gennaio 2010 alle ore 08:00.

In un’epoca, come quella attuale, in cui si fa un gran parlare di (ri)valorizzazione e (de) valorizzazione dei dialetti, anche noi diciamo la nostra.

Se avete seguito nelle ultime settimane stampa e tv, oltre a parlare di scandali politico-sessuali, università, aggressioni al premier eccetera, si è discusso anche in merito alla questione se sia giusto o meno insegnare alle giovani generazioni il dialetto della zona in cui vivono. Anche a questo proposito si sono scatenate feroci polemiche: secondo gli strenui difensori dell’italianità, il dialetto serve solo a rimarcare e rafforzare differenze regionali e locali che tanto si è fatto per eliminare (con poco successo, aggiungerei), oltre ad essere una varietà inferiore (secondo i dialettofobi più chic). Secondo i dialettofili, invece, questa varietà, risultato di dinamiche storiche e culturali che si perdono nella notte dei tempi, rappresenta, oltre ad un importante elemento di specificità, una ricchezza che va sparendo. In particolare, le origini del dialetto bresciano risalgono al latino medievale, che si innesta sulla lingua celtica parlata dalle popolazioni locali, e che subisce successivamente contaminazioni dal francese, dallo spagnolo e dal tedesco.

diz it-breAlzi la mano chi, tra la generazione nata negli anni ’80, conosce a menadito il dialetto: sono la prima ad ammettere di essere totalmente ignorante in materia, e di avere non poche difficoltà quando qualcuno mi parla in dialetto. Per aiutare quelli come me, ecco che ho pensato di redigere un prontuario bresciano-italiano con alcune tra le espressioni bresciane più comuni, cercando anche di fornire qualche informazione sull’etimologia della parola, tanto per dimostrare che, in fondo, il dialetto è una lingua vera e propria, ufficiosa se non ufficiale.

BALOSS

In italiano si può tradurre con furbo, ma il corrispettivo in lingua non dà l’idea e la forza del vocabolo dialettale. Balòss è riferito ad una persona intelligente che usa il cervello con finezza, anche per ingannare, ma più giocosamente che con dolo. Forse il nostro balòss è più aderente al significato del vocabolo francese, rusé, astuto. Il furbo può essere anche uno stupidotto, ma l’astuto deve essere per forza intelligente.

Sul la derivazione della parola balòss, per quanto si sia scavato non si è riusciti ad andare oltre quella che è una supposizione. Del resto, spesso, in filologia, la scienza che studia la lingua di un popolo deducendola dai vocaboli, ci si ferma all’intuizione e alla supposizione, appunto. Balòss , dunque, potrebbe derivare dal celtico Balòr, una divinità non molto raccomandabile perché ingannatrice. La parola è mutata soltanto in coda, con la erre divenuta una sibilante esse.

EN GIANDE

Esser en giande è espressione diffusa in tutto il Bresciano e la Bergamasca. L’espressione ha radici antiche e, diciamo così, “religiose”.

Fino a non molti decenni fa, la maggioranza della popolazione era analfabeta; le persone colte per eccellenza erano i sacerdoti, i quali, dal pulpito, predicavano il Vangelo come regola di vita perfetta.

Uno dei sermoni più rinomati (tuttora) riguardava la famosa parabola del figliol prodigo. Come tutti sanno (o forse non tutti?) uno dei figli d’un ricco signore aveva preteso la sua parte, che aveva poi dissipato in gozzoviglie e divertimenti. A tal punto che, ormai nella miseria più nera, per sfamarsi, si era ridotto a rubare le ghiande ai maiali.

Ecco, dunque, l’origine nobile di “esser en giande“, ossia non c’è miseria più avvilente di quella d’una persona ridotta…alle ghiande per colpa propria . Il significato dell’espressione dialettale si è poi dilatato, come spesso avviene, e quindi viene utilizzato anche in altri contesti, come ad esempio in riferimento allo stato di salute con locuzioni del tipo: come stét? Ah, so prope en giande! Come pure a qualsiasi forma di precarietà o malessere o condizione negativa. Esempio: com’él èl tò padrù? En giande, en giande…

MISDEMASS

Misdemàss è vocabolo caduto in disuso. La curiosità viene dalla sua origine: il termine viene colto, quasi di peso, dal tedesco Misch Masch, che significa guazzabuglio, mescolanza, di tutto un po’, quasi un rebelòt, per stare al dialetto nostro, alla rinfusa.

Misdemàs non fa che ribadire un fatto linguistico provato e di cui s’è detto altre volte: il dialetto bresciano deriva dal latino medievale, ma nel corso dei secoli si è arricchito (o imbastardito, a seconda delle teste) di vocaboli presi da altre lingue per cui sono presenti il francese, lo spagnolo il tedesco, retaggio di quando gli eserciti di quelle nazioni venivano in Italia a darsele di santa ragione o a saccheggiare. Per stare ad un esempio banalissimo, sempre riferito ai tedeschi, si ricorderà il verbo “trincà“, bere a garganella, che in tedesco fa “zu trinken“.

LAT

Anche quanti non praticano per nulla la lingua dialettale comprendono questo vocabolo semplicissimo che, rispetto al corrispettivo italiano, ha perso una “t” e la “e” finale. Qui non ci concentriamo sull’etimologia della parola, che è semplice, ma piuttosto su qualche detto che el lat ha fatto fiorire nella fantasia popolare. Ad esempio: lat e vi’ fa ‘n bel putì, latte e vino fanno un bel pupo, significativo di quando questa bevanda era considerata corroborante a tutte le età.

Ancora: el fa ègner el lat ai calcàgn, fa venire il latte alle calcagna o alle ginocchia (zonòcc). Dencc de lat, denti da latte; chèl lé el gai amò i dencc de lat, per dire d’un eterno bambino anche se adulto. Lat de galina, quello preteso da chi vuole l’impossibile. Infine, fradèl de lat, il quale altro non è che l’italianissimo fratello di latte.

Un commento

  • Tarisina scrive:

    complimenti ottime considerazioni!

    è ora che l’italia esca dal medioevo risorgimentale e fascista, timoroso delle proprie peculiarità, per tornare a valorizzare le sue culture, uniche potenzialità di crescita civile ed economica.

    le lingue locali sono patrimonio dell’umanità. studiarle, oltre che un diritto dell’uomo e dei popoli, è anche un dovere etico di chi ama la cultura e le sue espressioni.

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