A dieci giorni dalla primavera, l’inverno non è per niente intenzionato a lasciarci: vento gelido e insopportabile ma soprattutto ancora neve.
Le previsioni già da tempo ci avevano avvertiti che avremmo avuto un marzo gelido. E si stanno rivelando esatte, era meglio che questa volta si sbagliassero :-) Se lo saranno fino in fondo, la primavera arriverà solo ai primi d’aprile, con la Pasqua. Fino ad allora i franciacortini ( e non solo) dovranno rassegnarsi ad uscire di casa ancora con sciarpone, cappotti e piumini.
Il freddo gelido di quest’anno è dato dalla scarsa escursione, che porta all’accoppiata di minime e massime entrambe basse. È ciò che ci fa restare in un lungo inverno cominciato in novembre e non più finito, accentuando la sensazione di freddo. Purtroppo la primavera è ancora lontana e nell’ansiosa attesa del suo arrivo, vi voglio far leggere un testo a mio giudizio meraviglioso, dedicato alla nostra inaspettata compagna neve, tratto da: Neve di Maxence Fermine.
Yuko Akita aveva due passioni.
L’haiku.
E la neve.
L’haiku è un genere letterario giapponese. È una breve poesia di tre versi e diciassette sillabe. Non una di più.
La neve è una poesia. Una poesia che cade dalle nuvole in fiocchi bianchi e leggeri.
Questa poesia arriva dalla labbra del cielo, dalla mano di Dio.
Ha un nome. Un nome di un candore smagliante.
Neve.
La neve possiede cinque caratteristiche principali.
È bianca.
Congela la natura e la protegge.
Si trasforma continuamente.
È sdrucciolevole.
Si muta in acqua.
Quando ne parlò al padre, questi vi trovò solo aspetti negativi, come se la strana passione del figlio per la neve gli rendesse l’inverno ancor più ostile.
“È bianca; pertanto è invisibile e non merita di essere.
Congela la natura e la protegge; la superba, chi si crede d’essere per pretendere di rendere statua il mondo?
Si trasforma continuamente; pertanto è infida.
È sdrucciolevole; chi mai può provare piacere a cadere sulla neve?
Si muta in acqua; lo fa per meglio inondarci durante il disgelo.”
Yuko, invece, nella sua compagna vedeva cinque caratteristiche diverse, che appagavano il suo talento artistico.
“È bianca. Dunque è una poesia. Una poesia di una grande purezza.
Congela la natura e la protegge. Dunque è una vernice. La più delicata vernice dell’inverno.
Si trasforma continuamente. Dunque è una calligrafia. Ci sono diecimila modi per scrivere la parola neve.
È sdrucciolevole. Dunque è una danza. Sulla neve ogni uomo può credersi funambolo.
Si muta in acqua. Dunque è una musica. In primavera trasforma fiumi e torrenti in sinfonie di note bianche.”
“Per te è dunque tutto questo?” chiese il monaco.
“E ben altro ancora.”
Quella notte il padre di Yuko Akita capì che l’haiku non sarebbe bastato per riempire con la bellezza della neve gli occhi del figlio.
Ecco per voi alcune fotografie della Franciacorta innevata.






