INTERVISTA A SABRINA BAGLIONI- IL CANTO DELLE CICALE

Postato da Fede il 23 febbraio 2011 alle ore 08:00.

Oggi vi voglio parlare di Sabrina Baglioni, autrice franciacortina, che ha scritto “Il canto delle cicale“.

Sabrina vive a Corte Franca, è avvocato penalista, ma da sempre nutre una grande passione per la scrittura.

“… ci sono dei momenti nella vita in cui non puoi concederti il lusso di chiuderti gli occhi e tirare dritto per la tua strada. C’è qualcosa che ti tormenta, come il ronzio di una zanzara nell’orecchio o come il canto delle cicale nei caldi pomeriggi estivi. E quel qualcosa ti perseguita, ti insegue fino a quanto tu non ti fermi. Di qualunque cosa si tratta, tu ti devi fermare e ascoltarlo…”

Vediamo di cosa parla questo libro insieme a Sabrina.

Com’è nata la passione per la scrittura? Passione segreta coltivata fin da bambina oppure nuova?

Ho sempre adorato scrivere, cercare di bloccare i pensieri e inciderli su un foglio. Anche solo per vedere la forma che assumevano le mie emozioni. Anche solo per annusare l’inchiostro e ritrovarvi inaspettatamente l’odore di qualcuno. Dalle parole non si torna indietro, anche se solo per il tempo di una lettera e io ho fatto molta strada con loro. In loro ho sempre riposto le mie speranze, i miei sogni e i miei tentativi, spesso impudichi, di arrivare all’anima della gente. Perché attraverso le parole conosci e se conosci comprendi…e se comprendi convivi.

Quando ti senti ispirata a scrivere? Ad esempio quando sei triste, annoiata, pensierosa e vuoi liberare la mente

Non vi è mai una situazione particolare. Vi è, piuttosto, una sensazione pressante, un’emozione  forte, un sentimento impossibile da contenere e che sarebbe un peccato lasciar defluire nel dimenticatoio. E scrivere, appunto, mi consente di trovare una sorta di equilibrio tra questi inevitabili turbamenti e l’altrettanto inevitabile consapevolezza di una loro accettazione passiva.

Cosa ti ha spinta a scrivere questo libro? Perché questo argomento? Nasce da una tua esperienza personale?

Il libro trae spunto da una vicenda personale. Stavo, infatti, leggendo l’intervista fatta molti anni orsono da Oriana Fallaci all’ayatollah Khomeini quando mi arrivò inaspettatamente la richiesta di amicizia su facebook da parte di una ragazza iraniana. Trovai la coincidenza abbastanza curiosa dal momento che io e lei non avevamo amici in comune e che nulla, o molto poco, sapevo di quel lontano paese. Eppure, sentii che c’era qualcosa di strano in quella coincidenza, sentii di dover dar retta alle “cicale” quella volta. Per la prima volta decisi di fidarmi dei miei sogni.

Qualcuno ti ha stimolata a scrivere?

Ringrazio prima di tutto me stessa, la mia parte folle e sognatrice che non ha mai smesso di inseguire i propri sogni. Ma sono sicuramente grata anche alle persone che amo e che mi sono vicine perché hanno sempre sostenuto questa mia passione, oltre che averla abbondantemente alimentata con iniezioni di fiducia e calore. Un sostegno particolare l’ho poi trovato nella prof.ssa Carla Boroni, la quale non mi ha mai illusa con inutili bugie, preferendo di gran lunga accompagnarmi con fortificanti verità.

Tieni una sorta di diario dove raccogli i tuoi pensieri oppure questo libro è la tua prima esperienza?

Non ho mai avuto diari, quanto piuttosto dei blocchi stropicciati sui quali mi piaceva annotare pensieri o episodi che mi erano parsi significativi. E devo dire che queste riflessioni adolescenziali, rilette a distanza di molto tempo, suscitano ancora in me una sensazione di simpatia mista ad una affettuosa nostalgia. Un po’ come quando si guarda la propria fotografia da bambino, quando ridi di un viso buffo che però non riesci a ritrovare nei tuoi ricordi, ma che inevitabilmente vai a vedere quando hai bisogno di non dimenticarli.

Quanto tempo hai impiegato a scrivere il libro?  Tutto d’un fiato oppure a tappe?

In realtà, questo libro è stato scritto velocemente, come se quella storia l’avessi sempre avuta dentro, come se fosse semplicemente giunto il momento di trascrivere una conversazione già fatta, come se avessi voluto riordinare gli appunti presi nel corso delle varie lezioni e ripetizioni che la vita mi ha dato.

Vuoi spiegare a chi non ha ancora letto il libro perché si “IL CANTO DELLE CICALE”? Da dove è nata quest’idea?

Un giorno, chiedendomi quale fosse uno dei ricordi più intensi della mia fanciullezza, mi sono trovata inaspettatamente a pensare al frinire delle cicale nei caldi pomeriggi estivi e a come mi tappavo le orecchie per scacciare dalla mia mente quel fastidioso ronzio che m’innervosiva. Solo ora che le cicale si sentono così di rado ho capito quanto quel suono fosse, in realtà, il miglior sottofondo ai miei pensieri silenziosi. Forse, dietro la decisione di scrivere questo libro c’era il desiderio di capire se ero ancora in grado di ascoltarle e la consapevolezza che, anche tappandomi le orecchie, loro avrebbero cantato ugualmente e io mi sarei persa nuovamente lo spettacolo.

Perché gli utenti dovrebbero leggere il suo libro?

Quando entro in una libreria mi piace l’idea di compare anche delle emozioni ed è questo che spero di lasciare. Poche, banali, leggere, ma in grado di smuovere qualcosa nelle viscere. Il mio è un libro sui pregiudizi e i preconcetti, sulla paura ingiustificata di ciò che non ci assomiglia. Sul timore eccessivo nel capire che la soluzione non è chiudere gli occhi, ma aprire il cervello. E, così facendo, si scopre che non è poi così pericoloso essere immuni da smarrimenti.

Come sono nati i personaggi, sono autobiografici?

Per i personaggi di Matilde e Virginia ho tratto ispirazione dalle mie due migliori amiche, con le quali condivido i miei gesti quotidiani e le mie esperienze più significative. Mi sono divertiva molto a mescolare le carte, ad attribuire ad ognuna di loro dei tratti distintivi dell’altra. Ma, in fondo, ognuna di noi è anche un po’ “l’altra”.

Ti identifichi nel personaggio di Emma?

Emma mi rappresenta moltissimo anche se ho cercato di smussare gli angoli più spigolosi del suo carattere, non so se per uno spiccato senso del pudore o per uno smisurato compiacimento. Comunque, anche io come lei sono una sognatrice, un’idealista, una folle sana, un’inguaribile romantica.

Sei mai stata in Iran?

No, non ci sono mai stata. Il mio è stato un viaggio ideale ed emotivo in un paese che ho sentito molto vicino a me. Spesso nei libri si narrano esperienze vissute. Ecco, io vorrei andare in Iran per vivere l’esperienza narrata.

Come hai fatto a descrivere un paesaggio e persone che non conosci, pura fantasia?

Oltre ad essermi documentata, ho avuto la fortuna di apprezzare le immagini e le sensazioni che mi sono state regalate da questa mia amica iraniana. L’Iran è un paese meraviglioso, ricco di storia, tappezzato da paesaggi talvolta fiabeschi. E’ un paese pieno di contraddizioni, di tradizioni millenarie intonse che giungono a noi come assiomi inconcepibili e assurdi, ma scavando sotto quello strato di polvere e sangue ho scoperto delle persone ricche, dalla mente fervida e dal cuore impavido. La parte più difficile è stata scavare, togliere quella patina di pregiudizi e preconcetti che troppo spesso nascondono la meraviglia che ci circonda. Una volta caduta la paura…si scopre che, in fondo, non siamo molto diversi. Anzi, scopri che tutti siamo diversi, ma solo perché nessuno è uguale agli altri.

Che cosa pensi del velo?

Credo nel valore supremo della libertà. Credo che le donne iraniane debbano essere libere di coprirsi il capo con un velo o di girare per il paese a volto scoperto. Credo che ci sono veli bellissimi e volti spaventosi. Credo che tutto ciò che derivi da una imposizione produca violenza. Credo nel rispetto reciproco. Penso, però, che sia assurdo come “in questa parte del mondo ci si preoccupi più di un velo sulla testa che di un cappio al collo”.

Sei credente? Se si, in cosa credi?

No, ma credo che i valori fondamentali della vita debbano prescindere da qualunque tipo di religione. Mi piacerebbe molto avere fede e non solo nei momenti di bisogno. Quella fede che non necessita di una particolare forma o di litanie incomprensibili per essere considerata vera. Quella che viene da dentro.

Che cosa ammira di Oriana Fallaci? La vede come un esempio da seguire?

Ciò che mi ha sempre affascinato non erano solo le sue indubbie e meravigliose qualità professionali, ma la sua femminilità incontenibile, il suo spirito indomito, il suo coraggio consapevole, la sua forza illimitata, quel suo modo di vivere così viscerale, quel suo modo prepotente di scrivere di stomaco, di metterti davanti ad una riflessione. Non ho sempre condiviso le sue idee, non ho mai accettato tutte le sue argomentazioni in maniera disinvolta, però ho sempre amato in lei la capacità di suscitarti emozioni e ragionamenti. Non mi è mai capitato di chiudere un suo libro senza essermi posta delle domande e chi ti induce a cercare la verità ti obbliga a crescere.

Una sua frase che ritiene significativa

C’è un passaggio che amo molto, quando le tre amiche si rendono conto che questa vicenda, all’apparenza innocua, le aveva portate a smascherarsi: “…le aveva costrette a parlare di lei e loro, senza accorgersene, stavano, invece, parlando di loro. Di come nessuno, in fondo, viene al mondo per niente e, peggio ancora, se ne deve andare per molto meno. Di come niente sia stato creato per caso, nemmeno l’acqua di un fiume che scorre incessantemente, così sicura di sé da non fermarsi mai, ma che al cospetto del mare perde inevitabilmente la sua saccenza fino a farsi piccola e capire che in quella fusione stava la sua forza e non il suo limite…”

Quale libro tieni “sul comodino”?

Attualmente ne ho due: “Che tu sia per me il coltello” di David Grossman e “Le favole non dette” di Vladimir Luxuria. In entrambi i casi, si parla di un viaggio dentro l’anima col solo intento di scoprirla e non di mascherarla.

Hai mai pensato di lasciare il tuo lavoro di avvocato per seguire le cicale? 

Diciamo che, rispetto a qualche tempo fa, non mi tappo più le orecchie!

Hai in progetto un altro libro?

Ho molti progetti in testa, ma non è facile realizzarli. Spero di riuscire a promuovere questo mio lavoro e, nel frattempo, continuare a coltivare questa passione nel migliore dei modi.

Le tue cicale cantano ancora?

Si. Per fortuna mia…hanno sempre qualcosa di nuovo da dire.

E voi le sentite le cicale cantare?

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